Oltre le lacrime

Oltre le lacrime

Piangeva, come una vite appena nata. Aveva il trucco esondato in un’alluvione di sentimenti contrastanti dove la speranza si scontrava con ciò che non voleva reggere. 

Era seduta da sola, col bar quasi vuoto, con le spalle voltate di chi non aveva il coraggio di consolarla per paura di doverle dare ragione. Era evidente che fosse stata lasciata non importa per quale motivo.

Non importa per quale ragione ma quelle lacrime la rendevano forte perché l’imbarazzo vero era di chi le tratteneva e non di lei, che era stata capace di lasciarle andare facendo trovar loro una strada da tratteggiare su un viso che sarebbe cambiato immancabilmente da quel momento. 

Scriveva nervosamente al telefono fino a quando, con un gesto nervoso, quello stesso telefono era caduto violento sul tavolo di legno, col rumore sordo di un corpo contro un corpo a decretare la fine di un insieme di parole inutili a cercare ragioni che non c’erano.

Ci si consola da soli solo se si ha qualcuno accanto e c’ero soltanto io rimasto a guardare lei che non si era accorta di essere rimasta l’unica a guardare il vuoto che le si era creato attorno. 
Decisi di offrirle un ultimo bicchiere, poco prima della chiusura e decisi che quel bicchiere avrebbe dovuto parlare per me.

Il vino non consola, al limite parla per se stesso, ma sicuramente non è capace di mentire e davanti alle lacrime non c’è posto per un’altra bugia. Mi ringraziò. Aggrappò il bicchiere come se fosse una scialuppa in una tempesta. Si fece accarezzare le labbra, con gli occhi chiusi e riaprì gli occhi come se si fossero puliti da tutta quell’amarezza. “Che buono” – disse, e non aggiunse altro.

Rimase in silenzio ancora per il tempo necessario per finirlo e se ne andò sorridendomi, non guarita, ma scaldata in un punto della sua anima che aveva ancora spazio per sollevare le spalle.

Il vino le aveva parlato. Non aveva detto niente ma di sicuro le aveva ricordato qualcosa. Le aveva detto che ogni anno la sua vita nasce dalle lacrime e che si fa strada tra la sofferenza delle stagioni, tra le incognite delle giornate, tra le insidie delle malattie e tra l’insicurezza del giudizio altrui. Le aveva detto che anche nelle annate più difficili sapeva come trovare il meglio della propria espressione e che la pazienza di crescere, prima di chiudersi in una bottiglia in attesa di tuffarsi in un bicchiere aveva a che fare con l’equilibrio di un amore. Ogni lacrima che spendiamo ci solleva dal peso di reggere l’abitudine.

In Friuli il vino parla per noi in un mondo che non vuole ascoltare ed ogni giorno prova a crescere per ricordarci chi siamo. 
Identità significa fare qualcosa per essere qualcosa. 

Un Friulano è solo ciò che fa e sorriderà sempre a qualcuno che non ha paura di affrontare le sue lacrime.

Matteo Bellotto

 

Photo by Jp Valery on Unsplash
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