Mirnik, il gioiello bordolese di Ferruccio Sgubin, a Dolegna del Collio

Mirnik, il gioiello bordolese di Ferruccio Sgubin, a Dolegna del Collio

Un bravo produttore di vino ha sempre per la testa quell’idea, quel guizzo creativo che lo fa vibrare. Capita anche che un bel giorno tutto diventi realtà, soddisfazione, pura felicità. Nasce così Mirnik, l’ultimo gioiello enologico di Ferruccio Sgubin a Dolegna del Collio, un battesimo importante che ci ha coinvolto in un entusiastico assaggio in compagnia del suo produttore.

 

Si stappa la bottiglia numero zero in un clima da primavera in anticipo, caldi raggi di sole si abbassano tra le vetrate come invadenti spettatori di questo evento, comincia il magico rito di un nuovo assaggio!

Per volontà di Gianni Sgubin, nel 2016 da un vigneto di Cabernet Sauvignon viene riservata una botte di vino, verrà assemblato dopo 24 mesi con il 50% di pregiato Merlot, già costituente del RedMont, vero cavallo di razza della scuderia Sgubin.

Nasce così il Mirnik, per precisa scelta di distinzione e portare al massimo livello qualitativo l’accurata scelta di queste uve. Un lungo affinamento in bottiglia produrrà effetti migliorativi e inaspettati, ma ora a circa 6 mesi dall’imbottigliamento, ne siamo rimasti ben impressionati. Immediata la verticalità del Cabernet, sempre pronto a dar struttura e consistenza. La delicatezza e la morbidezza del Merlot che svolge in pieno la funzione di rifinitore, i tannini si arrotondano e il risultato in bocca è armonico, piacevole la persistenza anche retrolfattiva.

Ci vuole arte anche nell’assemblare, oltre alla competenza e un buon naso! Questo Mirnik è deciso, schietto, di un rosso rubino intenso, ricco di frutta rossa, ciliegia, confettura, un sottofondo di speziatura dolce, piccole carezze di vaniglia e cacao in polvere. Avvertiamo la sensazione di un residuo zuccherino intrigante, non è così tende a precisare Gianni, è assolutamente secco e può ingannare per la sua morbidezza.

Potremmo definirlo un vino seducente? A noi sembra già pronto per stupire, perché ideato e voluto per portare in tavola una nuova emozione.

 

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