Matteo Bellotto

"At" come Aquila del Torre: ricerca, passione e terra

    La storia dell’azienda Aquila del Torre, a Savorgnano del Torre, in un luogo dove si respira magia e vocazione per la vite, ha direttamente a che fare con quanto potete vedere nelle etichette dei vini. “At”, la sigla sulla quale si posa lo sguardo: atipico, attenzione e molte altre parole legate tra loro. Atipica è l’origine dell’azienda, nata da persone che non provengono dall’agricoltura. Atipico è il percorso

Dove va a finire il vento

Ci sono momenti di una fragilità struggente, in grado di cavalcare la pelle di tutta una terra. Un respiro profondo e potente che passa dal Carso e si dipana sulle colline fino ai conoidi delle valli alpine. Un respiro che spazza via le nebbie della pianura, che ci muove i capelli mentre guardiamo le onde del mare in un momento tutto nostro. Si asciugano le viti, col vento, quello che

Tenersi per mano (il Friuli e l'anno che verrà)

C’è un momento alla fine di ogni anno, in cui per un attimo ci raccogliamo in noi stessi e ci raccontiamo delle cose. Ci raccontiamo di progetti, di idee, di speranze, tutte vere e tutte false, perché dipende soltanto da noi quel grado di verità. Ogni anno porta soltanto i cambiamenti che noi riusciamo ad attuare per primi, perché se speriamo che sia sempre un agente esterno responsabile del nostro

Il vino nelle festività natalizie

Il Natale è il letargo del buonsenso. È il momento dell’anno che trasforma la propria carica emotiva in paradosso mettendo a tavola le nostre malinconie a guardarsi in faccia stordendosi di vino e tradizioni mischiate. Il pranzo di Natale è come una partita a scacchi, dove calcolare ogni mossa, dalla location, al vestiario, al vino da portare per accompagnare, sempre ammesso che ci si trovi in una casa privata. 
Il dove

Regalare una storia di vino del Friuli Venezia Giulia

Regalare è sempre toccarsi dentro la nostra profondità per dire a chi amiamo quello che non riusciamo a dire. È sempre imbarazzante il Natale e il calore che lo circonda riesce a sporcarsi di un’ipocrisia che a volte non riusciamo a combattere. Ci si lascia andare al “dover dare qualcosa” lasciando che il “voler dare qualcosa” vada a coprire i nostri sensi di colpa.  Spesso regalare una bottiglia di vino

Sapere e conoscere. Le parole del vino e la loro distanza

Il linguaggio, nella sua complessità, è quella parte di umanità che dovrebbe avvicinarci e che troppo spesso utilizziamo per respingerci. Noi non “utilizziamo” linguaggi, nel senso strumentale, ma “abitiamo” linguaggi (la bibliografia sull’argomento è ampia e non può essere trattata in questo spazio, ma sarò felice di fornirla in privato). Questo significa che se impariamo a trattare ogni parola che compone un nostro linguaggio, come se fosse un oggetto casalingo,

L'identità

Ci sono parole che usiamo tutti i giorni e delle quali siamo convinti di conoscere il significato. Le indossiamo come fossero abiti presenti nel nostro armadio da sempre, che indossiamo sempre senza pensarci troppo con una sicurezza granitica e perfettamente dentro il perimetro della nostra zona di conforto. Non sempre è così. La parola identità, senza volerla trattare dalle origini non essendo questo il luogo adatto, viene spesso utilizzata quando

Il bacio della buonanotte

La tenerezza è un sentimento ambiguo in Friuli. Non si manifesta in maniera plateale e va cercata in piccoli gesti. È sempre presente ma si nasconde, esce piano piano piano ed è portata avanti dal risveglio dei sensi, dai profumi, dagli abbracci e da sapori che ripercorrono il tempo in una continua rincorsa ai ricordi. 

Troppo spesso i ricordi non diventano progetti e il nostro sguardo si gira poco verso l’ampiezza

Il meglio dentro di noi

Tutte le mattine, non appena pettiniamo via i sogni dai capelli e sciacquiamo il viso dal suo intorpidimento, davanti a noi uno specchio ci riflette e ci costringe a guardare. Cosa vediamo? Quello che siamo, quello che mostriamo, quello che vorremmo essere? Se è vero che lo specchio non può mentire allora i nostri occhi lanciano impulsi alla nostra coscienza che riesce, per farci sopravvivere, a trovare sempre la migliore

I figli del terremoto

Mario e Maria avevano vent’anni nel 1976. Si frequentavano da pochi mesi, lui fiero della sua 500 bianca, comprata col sudore colato sul cotone della Manifattura e lei timida e sicura nella sua ragioneria. Era una Gemona sospesa, che guardava il mondo da lontano quella in cui loro vivevano, che da lì a poco avrebbe trovato forza nella sua più grande tragedia contemporanea.  Mario era spavaldo in quella dolce rabbia